Ci sono fantasmi più vivi degli uomini.

Ci sono uomini che siedono al loro tavolo dei ricordi ogni giorno, mattino, sera, festivi e non e vivono con le loro ombre, con il loro passato, fino a quando ne diventano la cena, fino al giorno in cui le ombre iniziano a divorare i vivi, a grattare via la loro pelle, a corrodere le loro ossa, e i vivi, lentamente, diventano fantasmi. Diventano cenere, pronta a riposare per l’eternità. Via, togliete la cenere! Ripulite tutto! Lasciate pure il nulla  in casa mia, sul mio divano, sul mio tavolo, nel mio letto, sui miei fogli, dentro di me. Mi hanno sempre dato del disordinato, se una persona disordinata è sintomo di una vita disordinata, di cosa è sintomo una persona vuota, recitava qualcuno, bene ora sono diventato ordinatissimo, non ho lasciato

Niente.

Un giorno un poeta si alzò.

Era un giorno come altri, lo stesso sole, lo stesso cielo.

Non aveva soldi, il poeta, ma viveva.

Non aveva un Dio, il poeta, ma viveva.

Non aveva amore, il poeta, ma viveva.

Un giorno un poeta smise di vivere.

Non fu il denaro

Non fu Dio

Non fu l’amore

Il poeta morì avvelenato dal suo stesso inchiostro.

Una volta qualcuno disse che l’amore si vedeva dagli occhi.

Eppure tutti sanno che l’amore è cieco, che l’amore è un cieco che, abbagliato dall’emozione, piomba in un buio innamoramento.

E ognuno di noi è quel cieco vagabondo nelle tenebre, la luce è lontana dai nostri occhi, dispersi in un mare senza faro, in cui l’unico punto di riferimento è l’altro.

L’amore è sordo.

L’amore è un sordo che rifiuta le voci altrui, le nega, ne è totalmente indifferente.

E ognuno di noi è quel sordo, insensibile a qualsiasi suono, eccetto che alla voce dell’altro.

L’amore è muto.

L’amore è un muto che non apre bocca di fronte a coloro che parlano del suo amore, ma con le orecchie ascolta, comprende.

E ognuno di noi è quel muto che, incapace di esprimersi, parla con i gesti.

Ma quando i nostri occhi si aprono alla luce, i suoni ci arrivano di nuovo distinti, quando riusciamo nuovamente a parlare, dove va a finire l’amore?

Accetteremmo nuovamente di essere muti, di essere sordi, di essere ciechi, pur di non accettare di non essere più innamorati.

Accetteremmo di innamorarci dei ricordi di quella persona, pur di non accettare di non esserne più innamorati.

Accetteremmo la confusione, l’incomprensione, il male, pur di non accettare la verità.

Ci imporremmo di dimenticare, di cancellare tutti i ricordi di quella persona, pur di non accettarne l’assenza.

Ci imporremmo di vederci per sbaglio, alle cerimonie e ai funerali, pur di negare di voler vedere quella persona sempre.

Ci imporremmo di non dormire, pur di non sognare continuamente l’altro.

Saremmo scelti dal nulla, pur di scegliere di capire.

E tu che farai?

Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?

-I.

+Una volta facevo meno schifo di voi e stavo bene

intrattenimentogrossolano:

Ultimamente sono sottotono.

Riformulo.

Non riesco a fare un cazzo, come al solito, non riesco a dire un cazzo di sensato, come al solito, continuo per qualche motivo a dire “come al solito”, come al solito.

Come al solito non avevo un cazzo da fare e ho fatto una di quelle cose che odio perfino…



1297694
wendylovepeter:

You can save the people..


174
cacophagy:

Egon Schiele - Two Figures, 1917


2702
sentirsi:


Egon Schiele - Abbraccio  1912

meraviglia


8496
+Coming Out Television

intrattenimentogrossolano:

Ellen Page ha fatto coming out. Queste le sue parole se l’avesse aiutata con il discorso la sceneggiatrice di Juno, Diablo Cody:

"Mi piace la fregna. Si, la fregna. Pure quella pelosa, un botto hairy, una cifra anni ‘80. Il cazzo è qualcosa che non mi appartiene, la fregna è il cazzo del 2000,…

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